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Alessandra Docente
Alessandra Docente
C
atania, 1975 nasce Alessandra Docente.
Dall’età infantile ad oggi vive in provincia di Varese.
Dopo una breve parentesi trascorsa frequentando il Liceo Artistico, appoggiata dai genitori, consegue il Diploma di Ragioniera continuando ad appassionarsi all’arte, alla poesia e alla musica anche se sospende gli studi del pianoforte prima di ottenere la maturità superiore.

Spinta da forti ideali di indipendenza e di libertà, lascia il tetto materno a 21 anni per inseguire il proprio Destino.
Ribelle e determinata a non dipendere dalla propria famiglia, rinuncia agli studi universitari per mantenersi, svolgendo i più onesti e svariati mestieri dai banconi dei bar, alle cucine dei ristoranti, dalla bottega di un calzolaio, allo studio di un prestigioso notaio, dalle scuderie di signorotti svizzeri, alla poltrona di un rinomato studio dentistico, dalla cura di persone malate di tutto, agli studi fotografici di agenzie dello spettacolo. Adattarsi alle più inconsuete mansioni la rende plastica e flessibile, curiosa della vita, delle relazioni sociali e dei meccanismi del mondo del lavoro.

Attratta da block notes, matite, pennelli e cavalletti, mette alla prova il proprio estro, diventando scrittrice e pittrice. Autodidatta, di geniale freschezza, a singhiozzi acida e romantica, pur sempre schietta, sa inventare nuovi spazi da riempire sia sul campo letterario, dove si racconta nel romanzo autobiografico, sia sul campo pittorico dove trasforma un limite definito in infinito.

Gli artisti a cui fa riferimento sono Kandinsky, Van Gogh, Frida Kahlo, Mirò e Picasso. Espressionismo, Impressionismo, Simbolismo e Cubismo riecheggiano nella produzione di A. D. delineando una realtà diversa da quella fotografabile, tutta da estrapolare e a colpo d’occhio non ancora inquadrata.

La giovane artista si definisce un soggetto con personalità poliedrica, vulcanica, più ponderata che spericolata, ma soprattutto vera. L’energia estroversa che tanto traspare, tanto svanisce, rispetto al suo misterioso ambiente introverso. Chi la incontra resta turbato più dal suo essere che dal suo apparire, mentre chi la ama resta travolto dal suo inarrestabile darsi completamente.

Nel quotidiano vivere da sempre è impegnata nel sociale, sia durante la vita studentesca, occupando il tempo libero nel volontariato, sia durante l’età adulta, impegnandosi professionalmente nel settore assistenziale.

Talvolta preda degli eventi, spesso è Lei L’Evento che lascia il segno, le tracce dei suoi Graffiti come il nome della più significativa raccolta di poesie redatta tra i 16 e i 18 anni.

Frequenta spesso mostre d’arte alla ricerca di quel quid, quell’intimità, quella certa similitudine che accomuna sé agli artisti.

Quando visito una mostra di quadri è come se andassi a trovare mio fratello, ecco perché percorro anche molti chilometri per non mancare all’incontro”.



Perché una mostra?

Zaffirò durante la pittura...
L’Idea di allestire una mostra di quadri nasce dall’esigenza di relazionarmi con l’ALTRO e dalla curiosità di osservare cosa accade intorno a me, stabilendo questo punto di contatto con il mondo esterno.



Perché dipingere?

L’esperienza del dipingere nasce dal bisogno di liberarmi dalle forze che l’ IO è in grado di percepire e che scorrono attraverso me per manifestarsi al NON IO.

Il mio genere pittorico si esprime nel mio lasciarmi andare all’uso inconsapevole o casuale dei colori, col solo ed unico tentativo di ritrovare un equilibrio, una pace, una certa calma interiore che rigeneri in me nuove armonie capaci di ispirarmi alla vita.





 
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